Il Wengé a Pontelatone: restare un bar, facendo molto di più

Il Wengé a Pontelatone: restare un bar, facendo molto di più
By alexmarra83 / 30/10/2026

Sono tornato a Pontelatone (CE) per provare la Signature Collection de Il Wengé, un bar che è molto più che un semplice bar di paese.

Il Wengé è un nome che sembra portare lontano, invece l’indirizzo è quello (vicino) di piazza Municipio a Pontelatone, nel Casertano. E per cominciare a raccontare questo posto conviene partire proprio dalla piazza, dall’idea di un bar di paese e da quello che può diventare quando chi lo gestisce decide di alzare l’asticella.

La parola bar, in questa storia, ha un suo peso. Dice incontro, abitudine, familiarità. Un luogo nel quale si entra anche senza aver organizzato una serata. Il Wengè nasce così, nel 2005, per iniziativa di Francesco Scaramuzzo: vino e distillati sarebbero diventati centrali più avanti, seguendo le passioni di Francesco e di suo fratello Manolo.

È un percorso che mi interessa: far crescere la proposta di un locale continuando a riconoscersi nella sua origine. Aggiungere possibilità a un posto che esiste già, dare un motivo in più per fermarsi. Un calice scelto con attenzione, qualcosa da mangiare e condividere, un cocktail.

Nel 2020 il trasferimento nella sede di Piazza Municipio ha dato una direzione più precisa al progetto. Francesco, che nel frattempo ha approfondito il proprio rapporto con il vino diventando sommelier nel 2017, lavora alla selezione delle bottiglie; Manolo segue, invece, gli spirits e la miscelazione. La cucina e i piattini da condividere allargano le occasioni per sedersi.

Due fratelli, due percorsi

Francesco ha scelto il vino come terreno di ricerca, prima ancora di essere lui stesso un produttore (Scaramuzzo Winery). Nella selezione trovano spazio i vini di piccole cantine e produttori indipendenti, con un’attenzione particolare alla Campania, affiancati da etichette italiane e internazionali, con una bella selezione di Champagne. Un lavoro che richiede di scegliere: quali bottiglie tenere, quali proporre, quali storie meritano di arrivare fino al tavolo.

Manolo ha costruito la propria formazione attraverso la pratica, lo studio e la sperimentazione. Tra i suoi interessi ci sono i distillati dell’America Latina: mezcal, pisco, cachaça. Negli ultimi anni ha approfondito anche il vermouth, seguendo le possibilità offerte da vini base, botaniche e aromatizzazioni differenti.

Sono percorsi che al Wengè convivono e si incontrano.

La nuova Signature Collection si inserisce in questo cammino. Sei cocktail ai quali è affidato il compito di dare forma alla ricerca di Manolo, mettendo insieme basi, ingredienti e riferimenti diversi.

Suspiria, che accosta al gin Tanqueray N°10 il pompelmo rosa e il limone, con una chiusura al Casavecchia, è una composizione che, già negli ingredienti, rende visibile il dialogo tra le due anime del locale. Calìa riunisce invece Gin Mare Capri, bergamotto, miele e peperoncino. Il vermouth torna in Opaline, insieme a gin infuso alla pera e vaniglia e Jefferson, e in Afterglow, dove la versione ai canditi affianca bourbon, Angostura e note agrumate. Completano la carta Casa Hisui, con tequila, matcha, lime e passion fruit, e Cinder, il mio preferito in assoluto, che mette insieme rum, liquore di nocciole, Braulio e caffè espresso.

Il Wengé, una ragione in più per fermarsi

Un bar può crescere insieme alla curiosità dei suoi gestori e provare a coinvolgere quelle dei suoi clienti: può introdurre una bottiglia poco conosciuta, proporre un modo diverso di bere, allungare il tempo di una sosta attraverso la cucina dello chef Marco Di Domenico, che ha studiato una selezione di finger food e piattini da condividere.

“Bar di paese”, allora, è una definizione da tenere stretta. Contiene il luogo, le relazioni e la continuità necessaria a un progetto come questo. Alzare l’asticella significa anche lavorare perché le nuove proposte trovino posto dentro quella familiarità.

Il nome continua a farci pensare ad altri luoghi, ma è nella piazza di Pontelatone che Francesco e Manolo hanno scelto di far arrivare le loro scoperte.

[foto di copertina: courtesy of Iconica e Il Wengé]

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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