Il Barbaresco Ovello 2018 di Cantina del Pino, una vigna dentro la vigna

Il Barbaresco Ovello 2018 di Cantina del Pino, una vigna dentro la vigna
By alexmarra83 / 01/10/2026

Il Barbaresco Ovello 2018 di Cantina del Pino, una vigna dentro la vigna.

Sono arrivato a Cantina del Pino qualche giorno prima di Ferragosto. La vigna era in affanno: le uve sembravano essersi fermate e i dieci millimetri di pioggia caduti nei giorni precedenti erano bastati ad abbassare la temperatura, ma non a bagnare il terreno in profondità. Franca Miretti mi mostrava i grappoli ancora protetti dalle foglie: «con questo caldo anche il diradamento va fatto poco per volta, per non aggiungere stress alle piante».

Franca ha preso in mano l’azienda dopo la morte del marito Renato Vacca, che però torna spesso nella conversazione, soprattutto attraverso il lavoro fatto insieme. Franca conserva le sue schede di vinificazione: le consulta per confrontare le annate e ragionare sulle scelte di oggi.

Ci sono anche le vigne di Gallina e Albesani, a Neive, ma il cuore di Cantina del Pino batte nell’Ovello, dove l’azienda possiede 4,4 ettari. È la menzione più vasta del comune di Barbaresco, così articolata che in passato alcune sue parti erano indicate con nomi distinti. Il piemontese à l’ouè, dal latino ad ovetum, significa “all’ombra”: e infatti la menzione, che si sviluppa sui due versanti della collina, presenta tutte le esposizioni tranne quella a sud. E visto che cambiano luce, correnti e tempi di maturazione, dire “Ovello” non basta ancora a descrivere una vigna.

Franca mi mostra la parte piantata dal padre di Renato nel 1952, distinguendo i filari più in alto, quelli in fondo e il cuore centrale, vinificati separatamente. Sono soprattutto le uve della vecchia vigna, abitualmente lavorate con una lunga macerazione a cappello sommerso, a essere destinate al Barbaresco Ovello, mentre le restanti vanno invece a comporre la quota principale del Barbaresco per così dire classico.

Il Barbaresco Ovello 2018

Quell’anno era cominciato lentamente, con un inverno prolungato e un germogliamento tardivo. Alle piogge di fine maggio era seguita, a metà luglio, una grandinata che aveva colpito soprattutto il nord del comune di Barbaresco; poi le condizioni erano migliorate fino alla vendemmia di ottobre.

Il frutto è elegante, attraversato da un lieve refolo d’incenso. In bocca la tensione del tannino incontra freschezza e sapidità: il sorso ha energia, procede senza cedimenti e lascia il desiderio di tornarci.

Il confronto con la 2022, annata calda e siccitosa che Franca ricorda per i grappoli e gli acini piccolissimi, restituisce l’idea di un 2018 con un’espressione decisamente meno “matura” e che mi ha anzi conquistato per la sua vitalità.

Mi pare si possa immaginare un’evoluzione ancora più lunga: una bella eccezione a ciò che il millesimo sembrava promettere agli esordi.

REGIONE
Piemonte

FILOSOFIA PRODUTTIVA
Convenzionale

TIPOLOGIA
Docg

COLORE
Rosso

UVE

Nebbiolo

GRADAZIONE ALCOLICA
n.d.

FERMENTAZIONE
Acciaio

AFFINAMENTO
Legno grande

NUMERO BOTTIGLIE
6.500

FORMATO
0,750 l

PESO BOTTIGLIA VUOTA
n.d.

PREZZO
€ 55

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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