ViniVeri 2026: saluti da Cerea

ViniVeri 2026: saluti da Cerea
By alexmarra83 / 11/04/2026

La 21ª edizione di ViniVeri – la fiera dei “vini secondo natura” – è iniziata venerdì 10 aprile a Cerea. L’obiettivo dichiarato è quello di tenere alta l’attenzione su ciò che conta davvero: il lavoro in vigna, la coerenza produttiva, il rapporto tra territorio e comunità.

ViniVeri. Fino a domenica 12 aprile, l’Area Exp di Cerea ospita oltre 100 produttori provenienti dall’Italia e dai principali Paesi europei, in un contesto che riesce ancora a essere rilassato, curioso, mai frenetico. Tra i momenti collaterali più interessanti, la mostra fotografica “Visages des vignes” di Gianni Pillon: 40 ritratti di vignaioli che restituiscono volti, mani e sguardi di chi il vino lo fa prima di raccontarlo.

Il parterre di aziende presenti è davvero di prim’ordine: ho fatto un po’ di assaggi random e vi butto lì qualche nome. Per esempio il Pedaforno 2021 di Cascina Fornace, per esempio, è un bianco semplicemente buonissimo, e lo è pure quel curioso vino da fine pasto simil-ossidativo e tutt’altro che dolce, di cui però non ricordo proprio il nome. Golosissimi il Pramartel e il Coste della Sesia Nebbiolo 2024 di Odilio Antoniotti; profonda e bene articolata la Barbera d’Asti Sup. Vigna del Noce 2016 di Trinchero; molto godibili anche le interpretazioni di Freisa di Cascina Val del Prete, che tra l’altro ha presentato un’anteprima del Grignolino (da negoce), che segue la stessa idea delle altre etichette e privilegia leggiadria, scorrevolezza e succo.

C’era l’imbarazzo della scelta, insomma, ma io mi sono concesso il piccolo lusso di assaggiare tutti i vini dei 4 produttori campani presenti.

Casebianche: la direzione è tracciata

Il percorso di Betty Iuorio e Pasquale Amitrano a Casebianche (non ho capito che fine ha fatto la foto che gli avevo scattato) è ormai chiaro: sempre più attenzione ai vini frizzanti/spumanti, con una progressiva messa a punto delle ultime etichette e un graduale ripensamento di alcune tra quelle più storiche.

Alla terza annata prodotta, il Metodo Classico 2022fiano con un saldo di trebbiano – mostra di aver trovato un suo equilibrio: la carbonica è fine, mai invadente, mentre il sorso è brioso e vibrante, pur conservando una piacevole rusticità (nella migliore accezione del termine).

Interessante anche il lavoro di alleggerimento del Cilento Aglianico Dellemore, liberato da qualche sovrastruttura di troppo per puntare tutto sulla bevibilità.

Boccella: l’Alta Valle del Calore in forma smagliante

I vini di Raffaele Boccella e Angela Gregorio si confermano tra le espressioni più convincenti e veraci dell’Alta Valle del Calore, capaci di coniugare carattere territoriale e naturalezza espressiva.

Il Fiano Casefatte 2024, riassaggiato a distanza di qualche mese, appare oggi ancora più disteso, con un profilo floreale di particolare fascino; bene anche il Rosatt 2024, vino rosa che alla terza annata sembra aver trovato la quadra con il passaggio in anfora.

Se l’Irpinia Campi Taurasini Rasott 2022 si conferma per solidità e franchezza, il Taurasi Sant’Eustachio 2020 si propone come un rosso che esplode di sapore, ha materia e beva incisiva. In uno stato di grazia il Taurasi Sant’Eustachio 2007, con note speziate, di tabacco e tamarindo, che aprono a un palato di bella profondità.

Zampaglione: l’identità dell’Alta Irpinia

Nerina Di Nunzio e Pierluigi Zampaglione, oggi affiancati dalla figlia Rita, restano dei riferimenti assoluti per la viticoltura dell’Alta Irpinia, con vigne che arrivano a 800 metri di quota.

C’è molta attesa per le prime vinificazioni di Pinot Nero e per il debutto ufficiale della selezione di Fiano ottenute dal nucleo storico delle vigne di Calitri, ma nel frattempo l’attenzione resta focalizzata sul Fiano Don Chisciotte, di cui ho potuto assaggiare ben 3 annate. Il confronto tra il 2022 e il 2020 è parso emblematico di come, assecondando l’effetto annata, da uno stesso territorio e con una stessa mano possano ottenersi risultati assolutamente speculari: più largo, solare e generoso il primo; più dinamico, verticale e allungato sulla componente minerale il secondo.

Discorso a parte per il Don Chischiotte 2008, prodotto con macerazioni all’epoca erano significativamente più lunghe rispetto a quelle attuali, che stupisce per integrità e intensità del sorso.

Casa Brecceto: affidabilità e crescita continua

I ragazzi di Casa Brecceto ad Ariano Irpino – a Cerea c’erano Fortunato Sebastiano e Igor Grassi – presentano oggi una gamma coerente e affidabile, frutto di anni di lavoro silenzioso.

Il Fiano Nadar 2024 si distingue per eleganza e sostanza gustativa; affidabile e senza effetti speciali la Coda di Volpe Lapoderosa 2023; tambureggiante il Rancio 2024 (greco edition). Il Picaro 2024 è un Piedirosso scorrevole, sapido, goloso, misurato e mai urlato, mentre il Pitatza 2021, etichetta simbolo della Cantina, mostra un bel bilanciamento tra tannino, dolcezza del frutto e incisività.

Se siete a Cerea domani, fermarsi ai loro banchi non è solo consigliabile, è necessario.    

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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