L’Amarone della Valpolicella secondo Speri: una verticale palpitante

By alexmarra83 / 12/02/2011

Sono ritornato in Valpolicella l’altra sera, per partecipare alla verticale storica dell’Amarone Vigneto Sant’Urbano di Speri. Una verticale palpitante, oserei dire, che ha pienamente rispettato le attese, ripagandomi dei cento e passa chilometri che mi sono sparato fino a Pedemonte.

Un evento a cui non potevo mancare, raccogliendo il graditissimo invito di Maria Grazia Melegari (date un’occhiata a Soavemente, il suo blog, oppure cercatela con questo stesso nome su twitter) e della delegazione AIS di Verona. Con un grazie sentito anche a Giampaolo Speri, padrone di casa e rappresentante dell’ennesima generazione di una famiglia dalle origini antiche, che ancora oggi produce vini di territorio e Amarone nel cuore della Valpolicella classica e secondo tradizione.

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Senza voler anticipare nulla – ché della verticale parlerò ben presto di là, sul sito di Luciano Pignataro – dico solo che la degustazione mi ha in un certo senso riappacificato con l’Amarone dopo alcune delusioni del passato (non ultima l’opinabile discesa in campo delle famiglie dell’Amarone d’Arte – tra cui appunto Speri). Tenuto conto che lo scarso feeling con la tipologia è anche da attribuirsi, nel mio caso, al non aver mai assaggiato niente di così vecchio da permettermi di coglierne forse l’essenza. Fatto è che l’Amarone è vino da lungo invecchiamento, spesse volte (purtroppo) snaturato dalle esigenze del mercato e da quello che Franco Ziliani aveva definito «processo di amaronizzazione forzata».

Una verticale tanto più importante se si pensa che l’excursus era di quelli tosti: 5 annate dagli anni settanta al 2000, passando per gli ottanta e i novanta con le rispettive tendenze enologiche. Una possibilità unica, quindi, per ripercorrere le tappe dell’evoluzione (anche stilistica) del vino simbolo della Valpolicella.

Con due annate, il 1973 e il 1995, a loro modo spet-ta-co-la-ri.

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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