Stai al Passo (delle Tortore), un passo per volta

Stai al Passo (delle Tortore), un passo per volta
By alexmarra83 / 27/10/2026

Stai al passo, il concept ideato da Passo delle Tortore, è stato inaugurato domenica 11 ottobre scorso nella nuova struttura produttiva di contrada Vertecchia a Pietradefusi (AV).

Passo delle Tortore è nome che in questi dieci anni si è già ritagliato un suo spazio a suon di bottiglie convincenti: la giornata di “Stai al Passo” ha offerto ulteriori conferme sulla bontà della direzione intrapresa. Soprattutto sui bianchi, nei quali si riconoscono la mano e il lavoro di Francesco De Pierro, giovane e talentuoso enologo sannita, tra i protagonisti del progetto aziendale.

Certo, la notorietà di una delle socie – Nunzia De Girolamo, che condivide quest’avventura non solo con Francesco, ma anche con l’amica Ilaria Facchiano e le sorelle Graziana e Francesca – finisce inevitabilmente per richiamare un certo interesse, sebbene l’ex Ministra sia rimasta piuttosto defilata sin qui. Tuttavia vale la pena dedicare altrettanto spazio alle scelte di chi segue materialmente le uve e dà forma ai vini.

Quelle di Francesco, sono decisioni precise: l’impiego del legno già in fermentazione, il lavoro intorno all’acidità, la ricerca di un equilibrio che conservi il carattere dei vitigni. E se i bianchi permettono ormai di leggere questo percorso attraverso più vendemmie, per i rossi la sfida resta aperta: c’è un’idea che deve ancora trovare completa attuazione, anche in ragione della giovane età delle vigne.

Passo delle Tortore, la neutralità come obiettivo

«A me piace lavorare in modo molto neutro», ha spiegato Francesco durante il giro in cantina. Le uve bianche vengono pressate direttamente e i mosti sottoposti a decantazione statica, con tempi che cambiano a seconda della vendemmia e delle caratteristiche delle uve.

Per la fermentazione la scelta è di usare lieviti selezionati impiegati nella produzione degli spumanti, per preservare la riconoscibilità dei vitigni ed evitare di sovrapporre un’impronta troppo marcata al carattere della materia prima. Tra gli elementi distintivi del  lavoro di Francesco c’è poi l’impiego del legno, che partecipa alla costruzione del vino fin dalle prime fasi. Falanghina, fiano e greco fermentano in parte in acciaio e in parte in rovere francese: secondo Francesco questi vitigni hanno la capacità di sostenere l’uso del rovere, che anzi può dare un contributo all’equilibrio dei bianchi, accompagnando l’acidità e dando un’ulteriore dimensione al sorso.

È ovviamente una scelta che richiede misura: quanto spazio concedergli, come integrarlo, quale contributo cercare. Francesco la mette in relazione con le caratteristiche delle uve, combinando acciaio e rovere con l’obiettivo di tenere insieme acidità, consistenza e carattere aromatico.

Il Greco di Tufo Riserva, una conferma importante

Il discorso trova un riferimento concreto nel Greco di Tufo Riserva Le Arcaie di San Pio 2022, a oggi uno dei vini più convincenti di Passo delle Tortore (ma occhio alla prossime uscite!) che rafforza un’impressione maturata nel tempo: sui bianchi Francesco ha una direzione riconoscibile e gli strumenti per darle sostanza.

Nei due ettari di greco a Montefusco, Francesco ha individuato una porzione di circa mezzo ettaro caratterizzata da una maggiore presenza di calcare. Il percorso delle uve cambia conseguentemente in cantina: la fermentazione avviene interamente in rovere francese, seguita dal lavoro sulle fecce fini con bâtonnage. Insomma, il legno assume qui un ruolo più ampio rispetto al Greco di Tufo per così dire “classico”.

I rossi di Passo delle Tortore, una sfida ancora aperta

Sull’Aglianico il progetto richiede ancora un po’ di pazienza. Nei cinque ettari intorno alla cantina, Francesco vorrebbe arrivare a distinguere ancora meglio le singole zone, comprenderne le possibilità e valorizzarle attraverso selezioni differenti, affiancando un lavoro certosino sul legno e sulla gestione dei tannini, con l’obiettivo di tenere insieme identità e piacevolezza di beva.

La piena realizzazione di quest’idea, che asseconda bene anche le peculiarità di un’areale – quella a ridosso della provincia di Benevento – da cui arrivano rossi generalmente più pronti e orientati sul frutto, deve però fare i conti anche con l’età delle vigne. Occorrono perciò altre vendemmie per conoscerne il comportamento e verificare quali intuizioni troveranno continuità.

È una sfida sulla quale tornare, e ci tornerò sicuramente, seguendo la crescita dei vigneti e l’evoluzione dei vini.

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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