I cambiamenti climatici e la nuova geografia del vino: l’aglianico nella valle telesina, per esempio

By alexmarra83 / 28/03/2018

Si parla da tempo (e sempre più spesso) dei cambiamenti climatici e del loro (forte) impatto anche sul settore viticolo.

Uno studio recentemente pubblicato su Science of The Total Environment, a cura -tra gli altri- di alcuni ricercatori del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, ha realizzato «una zonazione viticola dinamica per esplorare la resilienza del concetto di terroir a seguito dei cambiamenti climatici», prendendo a riferimento l’area della valle telesina («una zona tradizionalmente vocata per la produzione di vino di qualità») e la coltivazione di aglianico.

Aglianico

In breve, secondo quanto emerge dalla ricerca:

  • solo il 2% della superficie vitata ad aglianico del comprensorio  telesino esprime il concetto di resilienza del terroir orientato alla produzione di uve di qualità;
  • entro il 2010-2040, il 41% dell’area idonea alla coltivazione di aglianico necessiterà di irrigazione per garantire una produzione dagli elevati standard qualitativi;
  • entro il 2100, i benefici del cambiamento climatico per la coltivazione dell’aglianico diminuiranno e così pure le zone a questo adatte.
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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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