L’Amarone di Allegrini

By alexmarra83 / 17/11/2010
A conti fatti, quello di Allegrini è stato l’unico che m’ha convinto tra quelli delle dodici famiglie dell’Amarone d’Arte presentatesi alla stampa lo scorso 14 settembre (ne avevo parlato di là, sul sito di Luciano Pignataro).
L’unico. Come suggerisce curiosamente l’etichetta, dove le tre lettere finali della parola amarone sono in rosso e disegnano a contrasto la parola inglese “one”, appunto “uno”. Parlo dell’amarone classico, provato in due annate diverse: il 2006 e il 1997. Non del più famoso cru “La Poja” ché quello, io, non l’ho mica mai assaggiato.
Amarone della Valpolicella classico 2006 (foto @Stralcidivite)
Il primo – il 2006 – ha la stessa e identica eleganza dell’altro: profuma di bacche e frutti rossi, di china e di tamarindo, ha una lieve nota erbacea sullo sfondo. In bocca è molto rotondo, il tannino è davvero ben calibrato e il sorso non ne risulta mai appesantito, anzi, piuttosto godibile, vivaddio. L’uvaggio è corvina veronese per l’80%, rondinella (15%) e oseleta (5%).
Amarone della Valpolicella classico 1997 (foto @Stralcidivite)
Il 1997, invece, ha dalla sua il fascino della maturità e degli anni già trascorsi. Lo anticipa già il colore che vira sulle sfumature del granato; lo confermano, poi, i profumi di caffè e cioccolato al rum, di sottobosco e terriccio bagnato, di canfora e d’uno speziato quasi di paprika. Ha maggiore intensità, al naso come in bocca, dove è secco, assai rispondente all’impianto olfattivo, intenso e appagante nella sua lunga durata. Promette di migliorare ancora. Con il tempo.

Mi è piaciuta la leggiadria di entrambi. Ovvero, entrambi sono vini di grande struttura ma non ci sono forzature e – soprattutto – questo è un pallino fisso, possono ben figurare a tavola. L’abbinamento: il discorso che più mi sta a cuore quando si parla di amarone e quello che più mi fa pensare, a volte, che sia un vino spesse volte sopravvalutato.

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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