Gravner. Coltivare il vino

By alexmarra83 / 02/07/2015

C’è di nuovo che ho finalmente letto Gravner. Coltivare il vino, il libro di Stefano Caffarri.

Ebbene, credo che le sessantotto pagine di brevi testi con fotografie in abbinamento* abbiano colto l’essenza dell’intimo rapporto tra la vite (pianta) e la vita dell’uomo Josko Gravner nello scorrere del tempo.

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C’è un’idea di centralità del tempo che pervade tutto il libro, una “dimensione dell’attesa” in cui trova senso anche la morte**. Lasciare che il tempo passi significa riconoscerne il valore così come saper fare vino è capire, innanzitutto, qual è il momento giusto.

Alla presentazione “romana” del maggio scorso c’era anche Josko in persona, accompagnato dalla figlia Mateja. Nei calici, in anteprima, l’ultima annata di Ribolla 2007: radici, spezie, tannino, alcol, liquirizia, amarognolo.

* le fotografie sono di Alvise Barzanti.

** mi ha molto colpito questa frase di Josko: «sono nato per morire, non mi interessano le scorciatoie».

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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