Davide Campagnano, un nome “nuovo” nelle colline caiatine

By alexmarra83 / 01/06/2020

Davide Campagnano è un giovanotto di belle speranze. Agronomo, 27 anni, sta di casa a Castel Campagnano, dove si prende cura di circa 5 ettari di vigneti. Sono andato a trovarlo in azienda l’anno scorso di questi tempi e spero di tornarci presto, tanto più che le colline caiatine non sono poi così distanti.

La 2018 è stata l’annata del debutto con 3 colorate etichette*, tutte di buona fattura, tra cui un rosso da uve barbera (alias camaiola) che Davide ricava dalle vecchie viti reinnestate dal padre. La prossimità all’areale di elezione di questa varietà per così dire “minore”, diffusa soprattutto intorno al borgo sannita di Castelvenere, non è soltanto chilometrica in effetti. Davide sostiene anzi che questo vitigno sia sempre stato utilizzato negli uvaggi della zona.

Mariuolo, Davide Campagnano

Il nome di battesimo – Mariuolo, forma dialettale di ladro e attrezzo di comune utilizzo per la spillatura del vino direttamente dalle botti – vuole appunto ironizzare sul furto (che furto non è) di quest’uva dal vicino comprensorio telesino. Davide ci crede molto, e lo dimostra il recente impianto di un altro ettaro. Il millesimo 2019 appena licenziato sembra anche meglio del 2018, che già mi aveva convinto: un’interpretazione umorale, dal frutto scuro e carnoso, tipicamente floreale, di ottima bevibilità e sapidità.

Segnalo pure, per inciso, l’impegno nel recupero di un’altra varietà a bacca rossa diffusa in zona, detta “pizzutiello”, per la quale il CNR di Bari ha accertato caratteri ampelografici del tutto peculiari**. Nel 2019 Davide ha provato a vinificarla in purezza, in tini aperti. Quello che ne è venuto fuori è un vino che non ha tanto colore né tannino (fatto salvo per quel lieve pizzicore finale, possibile esito di una prolungata macerazione delle uve), ma tantissimi profumi (gelsi, molti gelsi) e spiccata acidità. Chissà che non se ne possa riparlare ancora in futuro.

* Rasprilli e Rampino, rispettivamente da pallagrello bianco e pallagrello nero: i primissimi assaggi del millesimo 2019 sono molto incoraggianti. Il consiglio è quello di non avere fretta, perché questi vini hanno bisogno dell’aria per distendersi.

** il nome locale potrebbe ingenerare confusione con l’uva da tavola che reca lo stesso nome.

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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