Campania Stories 2026, due nomi nuovi (o quasi)

Campania Stories 2026, due nomi nuovi (o quasi)
By alexmarra83 / 27/04/2026

Con le ultime visite in azienda di ieri 26 aprile, si è conclusa Campania Stories 2026, l’anteprima delle nuove annate dei vini campani organizzata da Miriade&Partners.

Campania Stories 2026La quindicesima edizione della kermesse è stata ospitata dalla provincia di Caserta, con il convegno di apertura che si è svolto presso la Reggia di Caserta e le sessioni di degustazione che si sono tenute al Vega Palace di Carinaro (CE).

Nelle due giornate di assaggio mi sono concentrato sulle denominazioni, per così dire, meno acclamate della regione: tra gli assaggi più convincenti sono venuti fuori i vini di due aziende non ancora così conosciute.

Due nomi nuovi (o quasi) a Campania Stories 2026

La recente visita a Masseria Piccirillo, nella frazione SS. Giovanni e Paolo di Caiazzo (CE), mi aveva lasciato delle buone sensazioni, confortate dalla bontà degli assaggi fatti in questi giorni a Campania Stories 2026. Mi riferisco, in particolare, alle due etichette ottenute da uve pallagrello bianco. Buono lo Spumante Metodo Classico Prima Gioia 2022 (5.000 bt – € 25), che beneficia del savoir faire champenoise di Giovanni Piccirillo, che ha fatto un po’ di esperienza nella Champagne. Bene anche il Terre del Volturno IGT Pallagrello Bianco Beati Colli 2025 (5.000 bt – € 17), che già mi aveva colpito all’assaggio da vasca: ha succo e un buon allungo gustativo, con la sapidità a dettare il ritmo della bevuta.

L’altro nome nuovo (o quasi) è quello de I Colli del Sannio 1976, azienda di Torrecuso (BN) che vede ormai da qualche tempo la seconda generazione al timone con il giovane Filippo Zotti. Hanno ben figurato entrambe le etichette da uve aglianico, non di particolare complessità ma efficaci, a cominciare dall’Aglianico del Taburno Rosato San Pantaleo 2025 (1.500 bt – € 10), che ha almeno un paio di punti a suo favore. Intanto l’intensità e la colorazione cromatica del rosa, un buon compromesso tra la capacità tintoria del vitigno principe del Sud Italia e la necessità di mantenere un appeal sul mercato; e poi il fatto che non ci sono derive dolcine, il che ne sottolinea pure la buona vocazione gastronomica. Una caratteristica, quest’ultima, che sembra appartenenere anche all’Aglianico del Taburno Pentime 2023, (6.500 bt – € 14), che ha beva sanguigna e incisiva, con una una bella dolcezza di frutto

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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