Dal Vinitaly secondo me… Caravaglio e Girolamo Russo

By alexmarra83 / 10/06/2010
Vinitaly 2010. Lunch time: un panino al volo, di quelli che è #megliochenondicoaltro. Poi, di nuovo assaggi a ruota libera: Ecco il resoconto di una rapida puntatina nel padiglione Sicilia.

Niente male i vini di Caravaglio, piccola azienda a conduzione biologica in quel di Malfa (uno dei tre comuni dell’isola di Salina) e dedita anche alla coltivazione dei pregiati capperi, oggi presidio Slow Food.
Il Salina Rosso 2008 (€ 6) – da uve corinto nero (60%) e nero d’avola (40%) – profuma di frutta rossa e di spezie, di amarena e di rosa canina. In bocca è secco e ricco, i tredici gradi di alcool danno calore ed equilibrio al sorso che già si pregia di un tannino ben calibrato e del giusto corredo di freschezza e mineralità. Più o meno 15mila le bottiglie prodotte.

La Malvasia delle Lipari 2008 (€ 20) ha un affascinante colore oro antico dovuto all’appassimento delle uve sui graticci per circa dieci giorni e alla tradizionale presenza nell’uvaggio del 5% di corinto nero. Il punto di forza sta nella devota aderenza al terroir di provenienza con la salinità che contrasta la beva, altrimenti a forte rischio appiattimento viste le notevoli sensazioni zuccherine. Una bella bevuta, altroché, agile, non banale e di grande eleganza; delicatissimo il naso, bello, giocato su sfumature di albicocca e di miele. Il problema è che le bottiglie sono pochine, 9mila, boccia in più boccia in meno.

Buoni buoni anche gli Etna Rosso di Girolamo Russo. Della piccola azienda di Passopisciaro (versante nord del vulcano), in realtà, mi sono piaciuti l’ A’ Rina 2007 (€ 14) e – assai – il San Lorenzo 2007 (€ 25); un po’ meno, sinceramente, il Feudo 2007 (€ 25).

Il primo – ottenuto in prevalenza da uve di nerello mascalese (più una piccola percentuale di nerello cappuccio) provenienti da viti vecche di sessant’anni sparse per le contrade di Randazzo – deve il nome al termine dialettale con cui da quelle parti ci si riferisce alla sabbia. Frutta rossa, legna arsa e dolci spezie: questo il naso. Caldo e secco, lineare e pulito, invece, in bocca. Ha dalla sua un buon equilibrio e un’ottima rispondenza gusto-olfattiva.

Il San Lorenzo 2007 (nella foto sopra, l’etichetta) – medesimo uvaggio del primo – è invece ottenuto con le uve del vigneto ottantenario nell’omonima contrada del paesotto di Randazzo. Ben diverso l’approccio: un primo naso più ermetico, giocato su toni più austeri di frutta rossa, e una maggiore mineralità, privilegio di un terroir a settecentocinquanta metri di altitudine sul livello del mare. Sorso appagante, terroso, bello caldo, anche stavolta eccezionalmente coerente con le sensazioni olfattive.

[Entrambe le foto sono tratte da internet]

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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