Belin che fugassa…

By alexmarra83 / 05/08/2009
Ho trascorso qualche giorno in quel di Camogli, nel Golfo Paradiso, proprio di recente…
E sul lungomare di via Garibaldi, ho scoperto – per puro caso – un piccolo forno che ho poi saputo essere l’unico dell’antico borgo marinaro a far parte del Consorzio della Focaccia di Recco, vicino comune famoso appunto per la buonissima focaccia al formaggio.
Il locale è piccolino ma accogliente, sempre affollato di turisti ad ogni ora del giorno. Ho letto sul sito del consorzio di tutela che la focacceria-pasticceria “Revello dolce e salato” è conosciuta come il negozio dei “cinque scalini” o “belin che fugassa” , dallo slogan lanciato dal patron Massimo qualche anno fa.
Oltre alla focaccia, puoi trovare anche gli originali “camogliesi”, bignè al cioccolato con rhum e l’antico “pandolce genovese”.
E la focaccia, gustata a metà mattinata, a pranzo, nel pomeriggio o prima della cena, è davvero buona! Se è sempre piena la focacceria un motivo ci sarà, visto che non è l’unica a Camogli…
Ecco la ricetta:
1 kg di farina “00” rinforzata o manitoba 0,10 l di olio extravergine di oliva sale q.b. 0,20 l di acqua 2 kg 2 di crescenza freschissima Lavorare a mano – su tegame di rame – un impasto con farina, olio extravergine d’oliva, sale e acqua sino a quando non risulterà morbido. Farlo riposare al coperto per circa 60 minuti alla temperatura di 18-20 gradi. Dividere l’impasto e prelevarne un panetto di circa mezzo chilo; tirarlo leggermente con il mattarello fino a renderlo sottile. Mettere le mani chiuse a pugno sotto la sfoglia e, ruotandola, allargarla e appoggiarla sulla teglia di rame precedentemente oliata. Stendere delle piccole noci di crescenza in senso circolare. Fare una seconda sfoglia molto sottile con lo stesso procedimento e ricoprire la teglia con la sfoglia di base già cosparsa di crescenza. Chiudere le estremità delle due sfoglie ed eliminare la quantità in eccesso. Pizzicare in più punti facendo dei piccoli fori, aggiungere sale e olio extravergine. Cuocere in forno alla temperatura di 270-320 gradi per circa 7 minuti, fino alla doratura.
E il gioco è fatto!
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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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