Champagne La Parcelle, Chevreux-Bournazel

Champagne La Parcelle, Chevreux-Bournazel
By alexmarra83 / 06/06/2016

Chevreux-Bournazel è un nome completamente nuovo per il sottoscritto e lo Champagne La Parcelle di questo giovanissimo domaine, condotto secondo i crismi della biodinamica in quel di Connigis, è declinato in due etichette ottenute da sole uve pinot meunier, ma con differente dosaggio (un dosage zéro e un extra-brut da 4 g/l).

La produzione è più che confidenziale. Cioè, ragazzi, nel caso della prima uscita del dosage zero, anno 2012, parliamo di 350 bottiglie in tutto. Si arriva a 650 per la versione millesimata 2013 e 350 per l’extra-brut pari annata, che ha l’etichetta bianca e non color bronzo. Perdonerete la foto del non-dosato, ma ci credete che non ne ho una -dico una- decente? 🙂

Bollicina finissima, naso di sottile eleganza e lucentezza, cangiante, di grande complessità: eucalipto e menta piperita, pere, cedro e limoni, miele d’acacia. Sorso coerente, di grande pulizia, che si sviluppa più in verticalità che in ampiezza, con un corredo di esuberante freschezza e salinità che sembrano preannunciare un futuro più che roseo.

L’incontro con la boccia n. 225 (tirage 26/9/2013 – dégorgement 19/2/2015) lo devo a Charles Dufour, che ce l’ha fatta assaggiare la scorsa settimana a Roma, prima della degustazione dei suoi Champagne a Il Sorì. Prendano esempio – permettete la parentesi – molti produttori delle mie parti, ai quali andrebbe spiegato che proporre il vino di altri significa nient’altro che promuovere, insieme, il proprio territorio.

Ad ogni modo, non ne capisco molto (anche) di bolle d’oltralpe, ma azzarderei che La Parcelle di Chevreux-Bournazel è uno Champagne da tenere d’occhio. Pare abbiano già un importatore in Italia, on line si trova intorno ai 50 europei.

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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