I false friends del vino: la Lacrima di Morro d’Alba 2009 di Stefano Mancinelli

By alexmarra83 / 02/01/2012

Potessi tornare indietro, agli anni del Liceo, non avrei dubbi e opterei per il bilinguismo. Ché ai miei tempi (cavolo, 🙂 sono già passati dieci anni?), potendo scegliere quali e quante lingue studiare, io decisi stupidamente per il solo l’inglese.

A distanza di qualche anno posso dire che mi è andata bene, anzi benissimo, perché il prof – oltre ad essere molto preparato (e anche per questo molto stimato) – riuscì, come pochi, a farmi appassionare alla materia. Certo, gliene dissi di tutti i colori (cit), ma quello è un altro discorso. 😉 Come quando vietò l’uso del vocabolario durante i compiti in classe, costringendomi – di fatto – a studiare tutto il possibile: verbi regolari e irregolari, nomi e aggettivi, superlativi, false friends*.

false friends, appunto. Quando ai corsi AIS mi dissero dell’esistenza di un vino che si chiamava Lacrima di Morro d’Alba mi vennero subito in menteChe palle – dissi tra me e me – un altro rosso piemontese… 🙂 Ché uno sente Alba e pensa subito a un posto tutto barolibarbareschi e tartufi (pure) quando, invece, Morro d’Alba è un comune della provincia di Ancona. Marche, dunque.

Lacrima di Morro d'Alba 2009, Stefano Mancinelli, Uploaded from the Photobucket iPhone App

Il vitigno lacrima** ha una buccia così ricca di sostanze coloranti che la vinificazione delle uve (separate dal raspo) contempla solo una breve macerazione. Appena due giorni, per questa etichetta millesimo 2009*** di Stefano Mancinelli che vinifica in solo acciaio le uve coltivate nel podere Santa Maria del Fiore (52 ettari di proprietà in tutto, a circa 10 km dal mare).

Un rosso dal colore rubino a cui io non chiederei chissà quale invecchiamento ma che ha comunque una certa complessità. Tutto frutta rossa e fiori selvatici, al naso: la ciliegia, la viola e la rosa. Sorso agile e succoso, con i toni fruttati che rimangono sullo sfondo e il pepe a dare ulteriore brio al finale lungo e di bella soddisfazione.

Un vino schietto e conviviale da bere allegramente in compagnia di buoni amici. Astenersi false friends, grazie. 🙂

* I false friends sono parole inglesi che assomigliano molto all’italiano, ma che hanno un significato completamente diverso.

** Il nome deriverebbe dal fatto che a piena maturazione la spessa buccia dell’acino tende a rompersi, lasciando gocciolare il mosto quasi fosse – appunto – un pianto.

*** L’annata ha avuto più d’una stranezza: precipitazioni abbastanza frequenti e continue nel periodo primaverile e nella prima parte dell’estate, fino alla prima decade di luglio; siccità continua sino alla metà di settembre, quando ha ripreso a piovere. La scommessa – lo spiega bene la controetichetta di questa boccia – è stata di aspettare che i grappoli si asciugassero dopo le ultime piogge (così da portare in cantina uve non ricche di umidità).

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Alessandro Marra

Chi Sono

Classe 1983. Sono nato nel Sannio da mamma lumbàrd e papà irpino, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e poi una magistrale in Giurisprudenza.

Collaboro dal 2019 con Slow Wine, la guida vini di Slow Food Italia, di cui sono Vice Curatore, responsabile del coordinamento editoriale e della revisione dei testi. Sono anche il curatore del sito e della newsletter di Slowine.it. Ho fondato il blog Falanghina Republic e collaborato con altre riviste e magazine di settore.

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