Dammi tre parole (cit) per parlare di Damjian Podversic e dei suoi vini.
Maturità. La maturità fenolica, con il vinacciolo che è perfettamente maturo, è garanzia di dolcezza del vino che verrà, da intendersi non come presenza di zuccheri, bensì come presupposto irrinunciabile per avere pienezza gustativa ed equilibrio.
Macerazione. Le uve bianche – tra cui chardonnay, malvasia e friulano per il Kaplja, ma lo stesso vale per la ribolla gialla – fermentano a contatto con le bucce per circa 3 mesi in tini troncoconici. Aggiungerei una nota sul colore dei vini, ché la definizione di “orange wine” – almeno per come ci viene per lo più presentata la categoria – sembra addirittura fuorviante in questo caso, essendo le tonalità cromatiche più dorate che non aranciate.
Tempo. La vita del vignaiolo ha una data di scadenza: «a ciascuno spettano 30 vendemmie. La mia ultima sarà la 2026, perciò in azienda è già iniziato il passaggio di testimone con mia figlia Tamara», ha ammesso Damijan. Ma il fattore tempo riguarda soprattutto il paziente affinamento dei vini, la cosiddetta “fase di svezzamento” che dura almeno 3 anni per tutti i bianchi (ad eccezione del Pinot Grigio), che vengono da ultimo commercializzati dopo un ulteriore anno di rifinitura in bottiglia.
Il Kaplja di Damijan Podversic in verticale

Kapljia, probabilmente il vino più rappresentativo di Damijan Podversic, significa goccia. Se lo chardonnay se ne sta più sulle sue, o almeno sembra, apportando però morbidezza e sapidità, sono soprattutto malvasia e friulano a conferire quella crescente aromaticità che si insinua nei calici.
Nel corso di due diverse serate organizzate in Campania con la Banca del Vino, ho assaggiato 4 diverse annate di Kaplja, tutte calde o tendenzialmente calde, con un paio, in particolare, segnate da una quota di uve botritizzate (circa il 40%). A proposito di botrytis: in un’annata fredda, come è stata la 2017 in Friuli, le uve erano completamente muffate.
Al netto della “gioventù”, il Kaplja 2020 è forse quello che più di tutti è sembrato rivelare la presenza della muffa nobile; nel complesso si è distinto per dinamismo gustativo. Il Kapljia 2019, apparso come uno dei più ricchi (non soltanto in alcol), si è andato poi distendendo nel calice, offrendosi con buona personalità e scorrevolezza, e trovando un ottimo equilibrio tra densità, struttura, profondità e slancio, pur se con un sorso decisamente materico (più degli altri). A conti fatti il più caldo, almeno a livello di bevuta, è stato forse proprio il Kaplja 2016, mentre il Kaplja 2018 – anche quest’ultimo, come il più giovane 2020, ottenuto da circa il 40% di uve botritizzate – ha fatto la sua figura, specialmente alla distanza, salvo una leggera screziatura del tannino che è comparsa sul fin di bocca.